Ferie




Era il periodo delle feriae. Questo termine ha la sua radice nel termine indoeuropeo Fes che si ritrova anche nel latino Festum, giorno di festa e nella radice Pha, in greco φας, risplendere. Quindi feriae, giorni festivi, giorni splendenti, giorni di vacatio, giorni in cui non si intraprendeva alcun lavoro. Per esempio, le feriae forenses, vacatio dei tribunali. Erano festività dedicate al culto pubblico e privato degli dei e venivan chiamate dies festi perché avevano un contenuto altamente religioso,la voce più arcaica, come tramanda Festo, era appunto fesiae. Tutti i dies festi erano perciò nefasti per l’adempimento delle pratiche umane. La mera azione umana però è un’azione condizionante, limitante, pur se anch’essa va informata a dignità e indirizzata al bene pubblico. I giorni feriati erano invece destinati a celebrare la Luce divina che deve guidare e illustrare il cammino dell’uomo; giorni destinati ad esercitare la pietas come un atto di giustizia nei riguardi delle divinità. Non giorni quindi di passivo ozio, di svago, di baldorie, com’è costume degli odierni vacanzieri, ma momenti in cui lo spirito dell’uomo deve essere massimamente vigile e attivo. Tutti dovevano, secondo il Mos, concorrere a questo nobile culto, a questa vibrante azione; a questo tripudio doveva lietamente partecipare il popolo intero. Quindi giorni festivi, giorni della luce, giorni della concordia, dell’armonia, giorni in cui la volontà giusta degli uomini si disponeva con vigoria a propiziare attraverso la purificazione delle Lymphae, l’acqua di fonte, tutto ciò che alimenta e sostiene l’organismo, purifica e migliora la mente, vivifica l’intelletto e il pensiero, onde procedere verso il compimento d’una virtù eroica. Se tal virtù non si compie, l’uomo sguazza nel fango. Quando la virtù è compiuta, nella purità delle Lymphae, l’uomo può senza timore presentarsi al cospetto degli dei.




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